sabato 29 maggio 2010

SONETTO 11 - PIO OTTAVO

  Che ffior de Papa creeno! Accidenti!
Co rrispetto de lui pare er Cacamme.
Bbella galanteria da tate e mmamme
Pe ffa bbobo a li fijji impertinenti.

  Ha un erpeto pe ttutto, nun tié ddenti,
E' gguercio, je strascineno le gamme,
Spénnola da una parte, e e bbuggiaramme
Si arriva a ffa la pacchia a li parenti.

  Guarda llì cche ffigura da vienicce
A ffà da Crist'in terra! Cazzo matto
Imbottito de carne de sarcicce!

  Disse bbene la serva de l'orefisce
Quannno lo vedde in chiesa: "Uhm! cianno fatto
Un gran brutto strucchione de Pontefisce."

Con questo Sonetto inizia la Commedia umana del Belli, dove, per la prima volta, il sonetto non è scritto in funzione di una qualche occasione conviviale tra amici, come i precedenti, ma allarga lo sguardo sulla realtà di Roma, della sua plebe,  credenze,  pregiudizi,   superstizionisopratutto la  lingua scritta che il Belli inventa di sana pianta
 Nell'introduzione lo premette chiaramente il Belli :


Nel mio lavoro io non presento la lingua de' popolani. Questa lor manca: nè in essi io la cerco, benché pur la desideri come essenziale principio d'incivilimento. La scrittura è mia, e con essa tento di imitare la loro parola. Perciò del valore de' segni cogniti io mi valgo ad esprimere incogniti suoni.

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